Il cacciatore di rottami

cacciatore di rottami

«Dottor Jones, abbiamo sentito parlare molto di lei: professore di archeologia, esperto di occultismo, e, come dite voialtri? Ricercatore di antichità rare. »

Quando Indiana Jones inizia la ricerca dell’Arca Perduta, nessuno tra gli spettatori si aspetta che le avventure a cui sta assistendo siano ispirate alla realtà. Così come nessuno può immaginare che esistono delle persone che vivono quotidianamente avventure mozzafiato a cui i registi cinematografici non hanno ancora pensato per la sceneggiatura di un film.

Non siamo in molti a fare questa strana e sconosciuta professione. Affrontiamo le avventure che non mancano mai, non certo come momenti da ricordare, ma come grossi problemi da affrontare e risolvere, viaggiando costantemente e in tutti i paesi del globo, alla ricerca non dell’Arca Perduta, ma di qualcosa che nel mondo moderno sta assumendo un’importanza sempre più grande, sia in termini strategici che economici: il rottame. […]

Come cacciatore di rottami, non ho scelto questa professione alla ricerca di particolari emozioni, ma semplicemente per una veniale questione economica. Non potevo certo immaginare, all’inizio della mia carriera, che cosa mi avrebbe aspettato nel futuro, perchè altrimenti avrei scelto qualche lavoro più tranquillo e  meno pericoloso. […]

Trovare dei rottami non è una impresa per nulla semplice ne rapida. Parliamo naturalmente di trovare grosse quantità di rottame, la cui esistenza varia nel tempo e nei luoghi. Può succedere che alcuni mesi, a causa per esempio di una particolare congiuntura industriale, il rottame abbondi in qualche paese tra i più sviluppati e a portata di mano di chiunque arrivi per primo, così come può accadere che la disponibilità di rottame esista in qualche paese africano inospitale per chiunque, durante qualche guerra civile e senza nessuna infrastruttura stradale o ferroviaria per il trasporto. Perciò cacciando rottame, non è possibile rimanere nello stesso posto per lungo tempo. […]

Naturalmente, per una strana ragione che trova motivazione probabilmente nelle leggi di Murphy, le quantità di rottame più appetibili e alle migliori condizioni si trovano sempre nei posti più sperduti e inospitali del pianeta. E non immaginate che ciò voglia dire nel deserto della Mongolia o nella fabbrica abbandonata di Chernobyl. Spesso i posti più inospitali si trovano proprio nei sobborghi delle grandi metropoli, dove si crea l’habitat naturale per chi svolge l’attività, legale o nell’ombra, di accumulare grosse quantità di rottame. Alcuni sobborghi di Bangkok, per esempio, offrivano la possibilità di acquistare rottami a condizioni favorevoli ma la ricerca di rottame avveniva proprio come in una vera caccia: con armi e munizioni per affrontare le insidie del luogo. […]

Infatti tra i problemi che mi è spesso capitato di affrontare, ci sono quelli legati alla sicurezza personale, conseguenza diretta del fatto che per acquistare rottame servono un sacco di soldi. E qualche volta, quando si parla di un sacco di soldi, si intende proprio un sacco con dentro banconote fruscianti. Come un mio caro fornitore (si fa per dire, perchè in cambio di pochi dollari venderebbe mogli, figlie e la madre a chiunque) della periferia di Tunisi ama ripetere: “prima dare moneta, poi vedere cammello”. […]

E non c’è da aspettarsi di riuscire sempre a vedere il cammello. Come quella volta che al porto di Genova, gli ispettori doganali mi convocarono per sapere perchè avevo comprato 10 container di sabbia dalla Libia, accompagnati da documenti che riportavano la descrizione “Rottami di rame“. Chi si trova a fare questo lavoro impara, presto o tardi, cosa sono le truffe internazionali e soprattutto a conosce la folta comunità dei truffatori internazionali. […]

Anche tra i truffatori, la globalizzazione e l’avanzata delle nuove generazioni ha cambiato radicalmente le abitudini. Una volta il truffatore non si nascondeva e riteneva in cuor suo di non essere un vero e proprio truffatore ma semplicemente un commerciante scaltro che vendeva a qualche sprovveduto merce di scarso valore ad un prezzo molto più alto. Dal suo punto di vista il ragionamento non faceva una grinza: se sul pianeta esiste qualche pollo pronto a farsi spennare, non si poteva colpevolizzare lo spennatore! E in un certo senso esisteva una logica ed un codice in questo comportamento. […]

Come quel commerciante afghano che considerava la prima transazione come un pedaggio che il cliente doveva pagare: la prima volta truffava e dalla seconda in poi consegnava davvero la merce che era stata pattuita alle condizioni concordate. E in effetti i prezzi a cui vendeva erano davvero molto bassi, cosa che mi consentì di fare affari davvero ottimi per molti anni. […]

– brani liberamente tratti dal romanzo: “Cacciatori di rottami”

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