Rottami e fantasia

ottone e polenta: trucchi dei rottami

Il mercato del rottame non è mai stato un settore immacolato, ne celebre per precisione e puntiglio. È un settore che è nato e si è evoluto, soprattutto in Italia, grazie alla fantasia e alla capacità di adattamento di imprese spesso a dimensione familiare.

In questo contesto, la fantasia di molti, ha potuto sbizzarrirsi nel trovare accorgimenti, qualche volta al limite della truffa, per massimizzare i profitti aziendali.

Il recente passato è ricco di episodi, spesso esilaranti, che hanno segnato la categoria dei cosiddetti rottamai come persone molto scaltre negli affari e con le quali prestare la massima attenzione nell’acquistare materiale.

Anche se oggi le cose sono molto cambiate e i tempi d’oro dei rottami, che hanno coinciso con il boom economico del nostro paese, sono finiti, è ancora interessante ripercorrere alcuni episodi diventati celebri.

OTTONE O POLENTA?

In un paese del Nord Italia, conosciuto anche per i suoi piatti a base di polenta e altre pietanze, i forestieri si stupivano di sentire spesso l’odore di polenta nell’aria. Niente di strano, qualcuno diceva, dal momento che nei ristoranti del posto la polenta era il piatto forte.

Ma la cosa molto insolita era che questo odore di sentiva a chilometri di distanza dal ristorante più vicino. Perciò sempre più persone si domandavano come fosse possibile che, soltanto in alcuni giorni, l’odore di polenta pervadesse tutto il paese e le campagne circostanti.

Il mistero sarebbe rimasto tale se non fosse stato per la sospettosità del proprietario di una importante stabilimento di rame della zona. Sembrava quasi che l’epicentro della polenta fosse proprio all’interno della sua azienda.


Il sospetto non lo lasciava dormire la notte, anche perchè temeva vi fosse una qualche implicazione con la possibiltà che i suoi forni bruciassero materiale inquinante e che gli venisse addossata una qualche responsabilità da parte delle autorità locali.

Finalmente, un giorno un’idea fulminante: “vuoi vedere che qualcuno mi sta consegnando tornitura di ottone mescolata a farina gialla?”.

Il sospetto si rivelò reale e venne a galla che tra i suoi fornitori di tornitura di ottone, c’era l’abitudine di allungarla con tonnellate di farina gialla, naturalmente bagnata per aumentarne il peso.

A molte persone è rimasta la nostalgia di quell’odore di polenta nell’aria ma l’unico modo per rivivere quel piacere è di entrare nelle cucine di qualche ristorante.

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